Effetto placebo… per guarire dall’effetto placebo
L’arte che discute e non maschera, l’arte che non critica ma che si interroga e fa interrogare il pubblico sui paradossi dei nostri giorni, giorni in cui si chiede all’individuo di essere creativo, produttivo, di dare…dare, dare e gli si toglie…toglie, toglie la capacità di pensare, vivere, essere umani…Questo il messaggio della mostra “Effetto placebo”, cui hanno assistito oggi visitando il M.A.C.K. le classi IV e VE (sett. turistico) dell’I.I.S. M. Ciliberto-A.Lucifero di Crotone, accompagnate dalla docente di storia dell’arte R. Macrì e d’italiano M. A.Schirripa, un messaggio filtrato dalla chiarificante decodifica di uno dei giovanissimi e promettenti artisti protagonisti della mostra, ai quali auguriamo tanto successo, ma che ha anche, attraverso le opere dato l’opportunità agli studenti di meditare e riflettere sulla realtà sublimata ed ambigua che ci circonda. A volte l’arte moderna è sconcertante, fredda ed astrusa, ci si interroga, senza trovare risposte, sul messaggio che ci vuole trasmettere, spesso sulla sua stessa valenza estetica, dimenticandoci che l’arte moderna è propositività, dubbio, criticità…Infatti la texture della mostra è basata sull’interattività dello spettatore con l’arte, che non deve emozionare, ma deve lacerare, tagliare e creare quello ”strappo nel cielo di carta” della nostra vita da burattini della menzogna, recitata ogni giorno, dai massmedia, dalla pubblicità…Le opere ci raccomandano, nel loro silenzio urlante, di stare attenti…di pensare, perchè siamo ancora in tempo, prima che avvenga la metamorfosi di memoria kafkiana nel transumano, nel cyber, prima che una società fagocitata e fagocitante ci inghiotta attraverso le mille bocche aperte del personaggio informe, amorfo, mostruosamente abnorme dell’opera dell’artista Pullano, speculare all’altra “Società liquida” dove un altro corpo informe si scioglie, dissacrante e traumatico paradigma della relatività e degli effetti che il condizionamento produce sull’identità dell’uomo moderno, sulla sua stessa corporeità. Tanti gli spunti di riflessione offerti dalla mostra: “Il falso è un momento del vero” di V.Siniscalchi, che allude, anche nel titolo, alla mistificazione della realtà attraverso il bombardamento dei messaggi subliminali ed alienanti di cui siamo spettatori inermi, tanto per creare un parallelismo con la ”Guernica” di Picasso cui si fa riferimento in ”War sindrome” di G. Saladino. O la traumatica opera del nostro interlocutore A.Gallo, opera tridimensionale nella quale si materializza una delle più angoscianti sindromi del nostro tempo, quella dello stereotipo del luogo comune, della paura distillata e somministrata in piccole gocce dalle immagini. Ma i ragazzi oggi non sono stati passivi o inermi spettatori (nonostante sia stato richiesto ad uno dei nostri studenti di inginocchiarsi per una visione più partecipata ed interattiva dell’opera artistica), i ragazzi oggi non si sono ”genuflessi” difronte alla mistificazioni dei grandi poteri del ”Teatro dei bugiardi”, da oggi forse vorranno essere più consapevoli della loro identità e del loro ruolo nel mondo, più recalcitranti e disingannati davanti alle manipolazioni del potere occulto. In un mondo dove la genialità e la fantasia spaventano, cosa si può chiedere di più all’arte?
M. A. Schirripa


